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#estatedellavita – Quegli occhi blu che mi salvarono dopo una caduta

L’autrice del racconto, Paola Cora, insieme a Gianni, conosciuto nell’estate del 1983 e oggi suo marito

PAOLA CORA
MONESIGLIO (CUNEO)
La Stampa – 13/08/2016

L’estate (anzi la notte d’estate) che ha cambiato la mia vita è stata quella in cui ho conosciuto il ragazzo che sarebbe diventato mio marito.

Era il Ferragosto del 1983, avevo 17 anni, e insieme alle mie sorelle ero andata alla festa di San Benedetto Belbo a fare ribota, che qui da noi in Alta Langa vuol dire andare a divertirsi in compagnia. C’era anche il ballo a palchetto, tanti giovani e non solo, e si ballava sotto le stelle in quel paesino che era già famoso perché Beppe Fenoglio ci aveva scritto alcuni dei suoi libri più belli e importanti. Così, per scherzo, chiesi al dj di fare una dedica a un mio mezzo moroso, anche se eravamo solo amici, per prenderlo in giro. Detto fatto il mio amico, facendo finta di essersi arrabbiato, mi rincorse e io non notai una grossa buca nel bel mezzo della piazza. Ci cascai dentro slogandomi una caviglia. Ricordo un gran spavento e una fitta tremenda alle gambe. Alzai la testa.

Dall’orlo della buca vidi due enormi occhi azzurri che brillavano nel buio e un braccio che si tendeva verso di me. Era Gianni, un ragazzo di Monesiglio che non conoscevo. Allungai la mano e la sua mi afferrò portandomi fuori da quel maledetto – o benedetto! – buco. La giovinezza può essere bellissima ma anche triste, tutti i ragazzi sono un po’ allegri e un po’ malinconici, pieni di problemi. Simbolicamente, ma ci pensai dopo, la mano tesa di quel ragazzo della mia età mi stava tirando fuori da un periodo buio.

La mia famiglia aveva della terra a Niella e mia mamma faceva le tome. Si arrabbiò moltissimo quando mi vide con la caviglia gonfia tornare a casa. Con una caviglia così non sarei potuta il giorno dopo andare a raccogliere le nocciole. Infatti rimasi a casa in mezzo agli impacchi. E Gianni arrivò a metà pomeriggio per sapere come stavo. Era gentile, molto carino (con quegli occhioni blu) e mi faceva tanto ridere. Tornò il giorno dopo e ancora quello successivo e per ingraziarsi mia mamma mi aiutò, a caviglia sgonfia, a raccogliere le nocciole.

Fu la prima di tante estati felici. L’anno dopo rimasi incinta e mi ricordo il giorno che siamo andati a dirlo a mia madre: che non solo aspettavo un bambino, ma che ci saremmo sposati. Era un sabato sera. Mia madre scoppiò in lacrime, dopo un po’ alzò il viso guardandoci afflitta e ci chiese: «E adesso?». Gianni diede un’occhiata all’orologio e disse: «E adesso andiamo ad Alba a ballare». Abbiamo due figli grandi, facciamo il formaggio e lui mi fa sempre tanto ridere.

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